“La vita é ciò che accade mentre fai altri progetti”. Stavo scrivendo alcuni pensieri quando in Spagna si è
letteralmente spento tutto e i pensieri quindi si sono mischiati con altre riflessioni.
Ma iniziamo da dove mi trovavo prima delle 12:33 del 28.04.2025.
Ai tempi del liceo il mio cognome era tra i primi dell’appello! Ricordo ancora la pressione di poter essere chiamata a dare risposte improvvise su argomenti trattati poco prima senza aver avuto il tempo di approfondire o consolidare il contenuto, o peggio ancora, la paura della domanda a bruciapelo che poteva arrivare mentre parlavo con il vicino di banco.
Dopo quasi più di 20 anni dal liceo e dopo all’incirca 4 cercando di definire una dinamica che si è ripetuta spesso a me o ad amici, mi rendo improvvisamente conto che l’attuale assetto relazionale è esattamente il banco di scuola durante una lezione. Proprio oggi, con quasi 40 anni e un po’ di vita macinata, puoi avere l’opportunità di ri-muovere passi nel mondo come donna di nuovo libera sentimentalmente.
Mentre hai chiuso rilevanti capitoli di vita e hai imparato alcune delle lezioni più importanti, però, il
mondo è andato avanti, quel mondo “in cortile” che vedevi dalla finestra mentre, seduta in classe, seguivi la lezione non c’è più.
Esci finalmente dalla classe e quando provi ad approcciare il famoso mondo “in cortile”, che prima vedevi solo da lontano, scopri che il gioco più comune, lì in quel docile luogo, è quello del nascondino o del rincorrersi con il solo scopo di non farsi prendere mai. Mai.
Il mondo “in cortile” va avanti a suon di corteggiamenti, temporanee connessioni e fughe.
Correndo, con mia grande sorpresa, scopro che “l’angolo del non farsi acchiappare” é accompagnato o addirittura anticipato da quello dell’interrogazione. Anzi, per partecipare al gioco devi passare l’interrogazione.
Si definisce interrogazione quella pratica secondo cui colui che hai conosciuto una manciata di minuti prima ti rivolge la più inconsistente delle domande: “ma tu cosa cerchi in questo momento?”. In base alla risposta é decisa la tua partecipazione o meno al gioco del nascondino nel cortile. Ricordo: vince solo chi non si fa prendere mai.
Ma come si può pretendere di sapere cosa si vuole da una relazione e da una persona appena conosciuta da subito? É una pressione violenta. Non si ha il tempo di capire chi si ha di fronte che l’urgenza di fornire dettagli su quello che si vuole portare a casa diventa cruciale.
Nel cortile, infatti, si esige la massima chiarezza di pensieri con spiccata preferenza per il divertiamoci perché non sono pronto per qualcosa di serio. Ma cos’è qualcosa di serio? E soprattutto cos’è qualcosa a lungo termine dopo aver stretto la mano per dirsi “piacere”?
E mentre scrivevo…il blackout generale. Come l’hanno poi ribattezzato qui a Barcellona: “el apagon”. In Spagna, in Portogallo, nel Sud della Francia…
Il caos intorno, le mani alzate in cerca di un taxi con il pos non disponibile, semafori spenti, bus, metro e tram fuori servizio… gli sguardi delle persone perse, spaesati, anche spaventati. Che sta succedendo? Si incrociano gli sguardi… siamo più gentili. Ma c’è anche chi litiga più del dovuto.
C’è l’urgenza impellente di restare connessi comunicando con chi amiamo. Ma anche con chi ci può tranquillizzare.
E c’è poi l’urgente bisogno di placare un senso di paura che aumenta con il passare delle ore senza soluzione al problema né indicazione delle possibili cause. C’è la forzata referenza ai tempi delle caverne. Sappiamo di avere soldi ma sono imprigionati in una carta o nel telefono che hanno bisogno di elettricità per essere usati. Vogliamo assicurarci di poter comprare qualcosa di pronto per la cena perché il piano
cottura non sarà funzionante. Avremo dei contanti in casa?
Nel mezzo l’affascinante spettacolo della natura umana che, per mettere a tacere l’ansia dell’ignoto a cui non è preparato, risponde con il rumore collettivo. Figli dell’esperienza Covid siamo scesi tutti in strada dove siamo rimasti anche con il buio pesto della notte.
Abbiamo cercato e voluto il contatto umano. Abbiamo ballato. Cantato. Abbiamo offerto e ricevuto solidarietà. I negozi hanno regalato i gelati che – in assenza di elettricità – sarebbero andati in ogni
caso persi. Gli anziani erano insieme ai giovani. Le radio analogiche hanno, con arroganza, dimostrato ai nostri telefoni quanto il lusso serva a niente in momenti come questi.
Le chitarre, le mani e le voci delle persone hanno dimostrato che la musica continua ad esistere anche senza Spotify. Abbiamo incrociato piú sguardi. Abbiamo parlato più di quanto l’avessi fatto fino alle
12:33 del 28.04.2025.
Abbiamo causato rumore necessario per placare il silenzio che avevamo dentro. É stato il giorno 0?
Ed è esattamente in questo momento che realizzo una cosa: non lascerò potere alle paure di quei bambini nel cortile che giocano a nascondino di spegnermi l’entusiasmo e la voglia di dare tutto quello di cui sono cosciente di saper dare. E no, non correrò. Soprattutto se mi faranno lo sgambetto con la domanda interrogazione.
Avrò pazienza di attendere nel mio angolino chiunque abbia il tempo e la voglia di sedersi su una panchina di fianco a me volendo condividere la merenda scambiando opinioni e provando a leggere il mondo che avanza insieme.
Perché una sola cosa è certa per me oggi: che in 5 secondi il mondo può cambiare e lasciarti al buio (letteralmente) obbligato a non poter comunicare se non con gli estranei di cui incroci gli sguardi.
Ed io voglio un posto, una panchina dove – senza appuntamento – so di poter trovare quella persona che mi aspetta per la merenda. É una merenda che richiede impegno e attenzione ma, in cambio, é una cura testimone di tante altre conquiste.

L’articolo ha rappresentato perfettamente un momento unico post Covid. Mi sono sentita molto rappresentata da queste parole di speranza, che riescono a dare voce a ciò che molti di noi vivono e sentono in questi tempi.
Grazie Sara ❤️ ! E noi, che siamo ospiti in Paesi che non sono nostri, delle volte abbiamo bisogno che la speranza ci coccoli una notte in più.